Ferrata d’acciaio

L’appuntamento di stamattina è al posteggio del Bione di Lecco dove, facendo scorrere lo sguardo tra i vari gruppi di alpinisti presenti in questo tradizionale punto di ritrovo, scorgiamo i nostri compagni che hanno formato un capannello, dal quale già si percepiscono buonumore ed allegria per la giornata di montagna che ci aspetta.

Suddivisi nelle varie auto ci avviamo verso il Sench di Daloo: uno sperone roccioso che sovrasta Chiavenna, che saliremo dalla via ferrata “Pietro Biasini”. 

Dopo aver costeggiato il Lario e raggiunto la cittadina, lasciamo il fondovalle della Val Bregaglia per risalire i ripidi tornanti che portano all’abitato di Pianazzola, poco sotto del quale troviamo un piccolo posteggio con le indicazioni per la nostra via. 

Con gli zaini in spalla risaliamo un castagneto caratterizzato da terrazzamenti in muro a secco e grossi macigni che costellano il pendio. Naso all’insù, si scorge la croce sulla cima della rupe, 500 metri sopra di noi. 

Il breve cammino nel bosco conduce all’attacco della ferrata, che è “alla francese”, ovvero attrezzata con abbondanza di appigli artificiali ed un cavo in acciaio teso.

Gli istruttori ci suddividono in gruppi e, dopo avere indossato correttamente tutta l’attrezzatura necessaria, decisi attacchiamo la via. Questa si sviluppa fin dai primi metri in una una piacevole verticalità ed una elevata esposizione.

La prima placca ci porta rapidamente sopra il bosco, svelando un ampio panorama su Chiavenna, sui boschi color ruggine e sulle cime rocciose già imbiancate dalla prima neve. Anche se il cielo è bianco e nuvoloso, il colpo d’occhio è gratificante. 

Facilitati dalle staffe che guidano i nostri passi risaliamo una serie di pareti verticali, qualche breve traverso e poi delle placche maggiormente “appoggiate”, alternate a piccoli terrazzi ricoperti dalla vegetazione, sui quali possiamo concederci qualche pausa.

Si nota una spiccata aridità dell’ambiente, come è testimoniato dalle piante grasse, dalle ginestre e dai cespugli aromatici che crescono nelle crepe della roccia. Alcune roverelle abbarbicate sulle cenge che raccolgono sufficiente suolo per le loro radici, portano i segni di un incendio non troppo lontano. 

Arrampichiamo entusiasti uno spigolo esposto nei pressi di un camino, che risulta il tratto più intrigante della salita, sia per la vista laterale aperta sul vuoto, sia per l’effetto “adrenalina” che suscita. Al di sopra ci aspetta una placconata, con alcuni passaggi in aderenza ed altri in leggero strapiombo, ma la salita risulta sempre bene arrampicabile per tutti, grazie alle attrezzature presenti.

I nostri istruttori ci guidano in esercizi di equilibrio, elargendo consigli e controllando i nostri movimenti in modo discreto, ma continuo.

Impariamo che la roccia che stiamo scalando è uno gneiss, formatosi dal metamorfismo del granito. Presenta una superficie ruvida, per via dei grossi cristalli minerali sporgenti, che rendono saldo l’appoggio dei nostri piedi. 

Dopo un ultimo tratto di sentiero nel bosco ed alcuni passaggi su facili roccette giungiamo al belvedere con la grande croce di legno e metallo posta a 1.100 m di quota, presso la quale ci congratuliamo per la bella salita ed aspettiamo i nostri compagni godendo ancora della vista sulle vallate, sui paesi montani e sulle cascate dell’Acquafraggia. 

Alle nostre spalle il borgo di Daloo, circondato da pascoli ingialliti, ci riporta col pensiero ad antiche attività rurali e di pastorizia. 

Dopo una breve merenda assistiamo ad una dettagliata dimostrazione di come si realizza un paranco per il recupero di un compagno in difficoltà, rendendoci conto delle possibili manovre da effettuare e di come non sia sempre facile metterle in pratica. Gli istruttori con pazienza rispondono alle nostre domande e ci mostrano attrezzature, nodi e tecniche che potrebbero tornarci utili in una situazione di emergenza.

Ci incamminiamo sul sentiero del ritorno che, attraverso una lunga serie di gradini irregolari costruiti con la roccia del posto, scende ripido nel bosco sbucando nella piazzetta di Pianazzola, qualche centinaio di metri a monte del punto in cui abbiamo lasciato le auto.

Tutti soddisfatti della bella giornata trascorsa insieme nella natura montana, ci salutiamo dandoci appuntamento alla prossima ferrata!

Giacomo Tettamanti

Pubblicato da ScuolaAltoLario

Scuola nazionale di alpinismo e scialpinismo

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