Primo WE per il corso SA2

Al sud della nostra catena montuosa scarseggia la neve in questo arido inverno caratterizzato da un ozioso anticiclone delle Azzorre, che altro non ha ci portato se non vento di Fhön, mentre a 170Km a N la coltre bianca abbonda. Fortuna vuole che il primo WE previsto per il corso avanzato, si colloca proprio nella lontana valle Reimenstaldner, che si affaccia sulla sponda orientale del lago di Luzern. Dopo quindi un lungo viaggio sulle scorrevoli autostrade svizzere, saliamo per la ripida e stretta stradina che ci porta all’abitato di Käppeliberg.

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Li i nostri amici del corso base risalgono il versante N con una piccola teleferica, che in breve li porta ad un quarto d’ora dal rifugio dove dormiremo tutti insieme. Noi invece dell’SA2 ci inerpichiamo con pertichette acrobatiche per il ripido bosco, passando da una neve pesante nei primi 200m, per poi immetterci in un ambiente totalmente invernale sopra i 1600m.

Se pensi che a casa fioriscono i ciliegi, vedere così tanta neve ci fa quasi pensare di essere non sulle Alpi!

In un’oretta di salita arriviamo al rifugio, dove è arrivata anche una classe di snowboarder della scuola Righini di Milano. Sarà la modernità della tavola, o l’ambiente cittadino, ma notiamo con invidia, che fra allievi ed istruttori il gentil sesso abbonda!

Ci diamo giusto il tempo di mollare materiale superfluo e ci incamminiamo per la nostra prima vetta. Per facili balze andiamo in direzione N verso il Rossstock. Lasciati gli sci ad una cinquantina di metri dalla vetta, ci copriamo per sopportare il freddo pungente e la fastidiosa brezza e in breve siamo alla croce di ferro nero. Il lato sud di tutte queste cime precipita per centinai di metri nel vuoto, facendo notare come la placca tettonica euro-asiatica sia stata spinta da quella africana, creando questi tipici raggrinzimenti per sovrascorrimento della crosta terrestre.

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Torniamo al deposito sci per buttarci a capofitto sui divertenti pendii che in breve ci riportano alle porte del rifugio. Neve bellissima su fondo compatto, permettono a tutti il massimo divertimento.

Organizziamo un campo di ricerca ARtVA e seppelliamo tre apparecchi di cui due vicini, per far notare agli allievi del corso avanzato, come possa essere difficile trovare due sepolti se questi sono distanti circa un metro l’uno dall’altro. Altra prova didattica di difficile realizzazione, perché necessita di una coltre nevosa davvero abbondante, scaviamo un buco di 3,70m per arrivare al terreno e nascondere un apparecchio sul fondo e dimostrare il secondo esempio didattico: la ricerca di un sepolto profondo, grazie ai falsi massimi.

Infreddoliti ma soddisfatti per quanto appreso, entriamo per la meritata merenda nella capanna Lindernen, dove fra bottiglie di birra e chiacchere tiriamo l’ora di cena.

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Lasciando perdere i pregiudizi all’italiana sul cibo servito nei rifugi svizzeri, direi che il trattamento è stato decoroso: cena abbondante, camerone comodo, bagni puliti, stanze sufficientemente riscaldate, spazio per sci e ciabatte per tutti.

Mentre i più vecchi si accingevano alle brande, i più giovani e allegri verso la mezzanotte si sono lanciati un una sortita notturna, per fare qualche curva con la sola luce della pila frontale.

Notte di motoseghe e trattori di ogni tipo nel camerone all’ultimo piano: c’era chi russava a scoppietto, chi profondo profondo, chi invece nonostante i tzz-tzz del desto e sconsolato vicino di branda, imperterrito ronfava a più non posso.

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La sveglia al mattino ci ha regalato una magnifica alba colorata e, fatta l’abbondante colazione, ci troviamo tutti pronti per la seconda e più impegnativa gita del fine settimana.

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Partiamo alla volta del Blüemberg facendo un lungo traverso che pian piano ci fa guadagnare quota. L’ambiente è spettacolare: i picchi che ci circondano ricordano tanto le nostre dolomiti. I valloni che attraversiamo sono un più bello dell’altro, senza parlare poi dell’arrivo all’ultimo colle fra il Chronenstock e il nostro Blüemberg, dove ci si apre lo spettacolo delle pareti sud di queste montagne. Abbondanti cornici di neve sovrastano il precipizio assolato in una spettacolo della natura.

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Calziamo i ramponi e infiliamo gli sci negli zaini, per guadagnare gli ultimi 50m che ci separano dalla vetta. Per chi soffre di vertigini vietato guardare a destra, dove oltre il cavo di sicurezza che delimita lo strapiombo, la parete precipita per oltre 600m.

In un baleno passiamo la difficoltà della salita e siamo tutti sulla vetta della nostra meta.

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Foto di gruppo, scambio di complimenti e ci prepariamo per l’invitante discesa.

32330015237_de38d7d9ce_kL’ampio vallone sotto di noi è già firmato da precedenti passaggi, ma la montagna è grande e un corridoio tutto tuo lo si trova sempre.

 

La sciata è di grande soddisfazione in quest’ambiante tutto per noi. Passiamo di vallone in vallone, godendoci ogni curva di questa bellissima gita.

Ci dirigiamo in fine verso il colletto Höchi, dove con una breve ripellatina di 80m ritorniamo nella valle da dove siamo partiti.

I pendii a sud dove l’ultima parte della gita si svolge, ci regalano una manciata di curve su una neve rammollata, ma per fortuna ancora sciabile. Passiamo su di una grossa e vecchia valanga di neve per scivolamento ed in breve siamo in paese.

Fine settimana top, dove lo stare nello stesso rifugio ha permesso, ad allievi ed istruttori dei due corsi, di socializzare e passare ore liete in compagnia, sentendosi felici di far parte della scuola Alto Lario!

3ª uscita corso SA1

Weekend alla Lidernenhütte

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Alpi Glauronesi, Riemenstaldner tal, Svizzera 🇨🇭

Raggiunta Sisikon, sul lago di Lucerna, una piccola stradina di montagna si arrampica velocemente facendoci inoltrare nella fiabesca valle Riemenstaldner.

Un fondo valle molto ripido, dove sembrerebbe impossibile praticare scialpinismo…

Invece, tramite una piccolissima funivia, si può tranquillamente accedere al pianoro sommitale della valle. img_7131-1.jpgimg_7130.jpgimg_7132-1.jpg

Cime magnifiche dalla linea dolomitica ci sovrastano… img_7146.jpg

Iniziamo la nostra gita verso il Hüendersädel 2261 mt, esaminando il nostro ruolino di rotta.img_7140.jpgimg_7152.jpg

Una bellissima discesa su dolci pendii intonsi ci conduce al rifugio, dove dedichiamo il pomeriggio ad una lezione di nivologia, blocco di slittamento, dimostrazione della realizzazione di un bivacco di fortuna

Cena in rifugio e tutti a nanna 🤥🤥🤥

L’indomani un’alba spettacolare ci fa iniziare la giornata con il piede giusto

Ci dirigiamo verso l’Hagelstock 2181 mt

tutti in cima!

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Breve discesa lungo la parete nord fino a Schön chulmper poi risalire verso il Siwfass 2180 mt concludiamo la nostra 3ª gita così…

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Semplicemente stupendo!

Anticipando la perturbazione

Viste le brutte previsioni per la domenica e grazie alla flessibilità di allievi ed istruttori, la Scuola Alto Lario è riuscita ad anticipare la seconda uscita del corso SA1 2019 in un sabato splendido.

L’arrivo delle nuvole che bagnano questa grigia domenica, non ci avrebbe permesso di fare una gita in sicurezza e soprattutto che peccato sarebbe stato perdere l’occasione di un piacevole sole.
Ritrovo quindi mattutino al solito parcheggio per organizzare auto ed equipaggi, per dirigerci verso la valle del Passo San Marco a N di Morbegno. Mentre saliamo la ripida valle, il sole comincia a indorare le cime alle nostre spalle, annunciandoci una magnifica giornata.

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Tutti pronti a partire sulla stradina innevata che si dirama dalla SP8, che è l’unica strada che dalla Valtellina attraversa le Orobie N-S. Il suo dolce rimontare il ripido versante, aiuterà gli allievi in erba a prendere sempre più confidenza con questo innaturale modo di camminare sulla neve.

Al controllo ARtVA vengono scovati un paio di smemorati che si erano dimenticati di accendere l’apparecchio; cose che capitano. D’altronde il test di gruppo lo si fa per questo.
Cominciamo con il mettere in pratica i concetti teorici di azimut e rullino di rotta, seguendo la direzione di 300° N.

Alpe GrassaIn una mezz’oretta siamo fuori dal bosco all’Alpe Grassa, che ci regala una splendida vista sulla nostra cima che ci aspetta la in fondo. Già notiamo la scarsa neve sulla sua cresta spazzata dal vento, che però oggi fortunatamente è calmo.

2019-02-09 SA1 2019 Monte Lago-24Passiamo dal rifugio per arrivare all’ultima ripida rampa prima della cresta finale. Il luogo ci permette di far notare agli allievi vari aspetti didattici: l’inclinazione, un vecchio scaricamento, cornici in cresta, distanze di sicurezza… Insomma ogni momento è buono per insegnare a conoscere la nostra amata montagna, anche a chi si avvicina per le prime volte.
Il pendio esposto a SO è davvero pelato e il progredire con gli sci è quasi inutile: proseguiamo quindi a piedi.

La cresta pelata dal vento

Quasi tutti arrivano alla croce che domina la cima, da dove si gode una vista mozzafiato.
Ritorniamo al deposito sci e iniziamo la discesa su neve polverosa, che però non essendo abbondante nasconde gli insidiosi sassi.

Ultime belle curve prima di ripassare dal rifugio, per poi imboccare il sentiero che riporterà agli alpeggi sottostanti e poi, infine di nuovo sulla prima stradina percorsa sei ore prima.

Il primo gruppo in vetta
Tutti contenti e soddisfatti alle macchine ci cambiamo, per poi trovarci a valle davanti ad una birra e panino, godendo insieme dei ricordi di questo magnifico sabato passato in montagna sulla neve con gli sci da scialpinismo.

Qui trovate la relazione.

Appuntamento in settimana al CAI di Asso con la lezione di meteorologia.

1ª gita corso SA1 2019 Oga, Bormio

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Sabato 26 gennaio

Iniziamo questo 28º corso di scialpinismo tra le nevi della Valdidentro.

Ritrovo ore 9 al piazzale di “Le Motte” per la prova tecnica di discesa su pista.

4 h di Skipass hanno permesso di perfezionare qualche piccolo errore nella discesa su pista, e di iniziare a prendere dimestichezza con la neve fresca.img_6709.jpgimg_6710.jpg

Al pomeriggio tecnica di salita,

Apertura di punta, apertura di coda, passo di giro… informazioni tecniche che sono state accolte con grande interesse. img_6720.jpgimg_6716-316074087-1549614291974.jpg

Tolte le pelli, lezione sul funzionamento del dispositivo ARTVA e prove sul campo su come si effettua la ricerca.

Arrivata sera, raggiungiamo velocemente la macchina, affamati come lupi 🐺 🥴

Una bella mangiata e dormita all’ostello alpino di Bormio è stata la ciliegina sulla torta di questa prima giornata con le pelli di foca.

Domenica 27 gennaioimg_6719.jpg

Dopo un breve spostamento in auto raggiungiamo Trepalle, partenza del nostro itinerario sci alpinistico per il monte Rocca 2810 mt.

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Temperatura frizzante e tanta bella neve polverosa!

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Vista stupenda….

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Complimenti a tutti i nostri allievi per questo primo week sulla neve ❄️Andrea M. – Riccardo G. – Andrea B. – Augusto F.- Elena S. – Luca C. – Gianluca M – Carlo M. – Rosalba L. – Luigi C.

Istruttori presenti:

Giuliano, Roberto, Oscar, Antonio, Daniele, Giorgino, Riccardo, Tommaso

Alla prossima! img_6709-1.jpg

ChilchalpHorn 3040 mt

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Dal paesino di Hinterrhein risalire i dolci pendii in direzione N, passando accanto ad alcune baite DSCN1694.JPGDSCN1693.JPG

mantenendosi sulla destra idrografica del torrente Rãppierbach.

dopo le baite si piega a nord ovest superando alcuni dossi intercalati da strette vallette

 

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senza percorso obbligato, fino a raggiungere la Chilpalp 2082 m.

Continuare in direzione nord ovest addentrandosi nella valle del rãppierbach, piegando progressivamente verso ovest superando dossi e vallette fino a mettere piede sul ghiacciaio del Chilchalp,

Piegare quindi progressivamente verso Sud Ovest fino a raggiungere la cresta Est del Chichalphorn.

Da qui a piedi fino in cima.DSCN1701.JPGDSCN1700.JPGDSCN1706.JPGDSCN1705.JPGDSCN1707.JPGDSCN1708.JPGDSCN1703.JPG

 

foto di vetta:

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discesa diretta dalla cima DSCN1712.JPGDSCN1720.JPG

 

discesa dalla valletta intonsa del Chilchalplücka

 

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Corn Suvretta 3072 mt

Dall’Alp Güglia, prima dello Julierpaß, salire a E del rivale della valletta dal Güglia sino alla biforcazione del torrente, quota 2543 mt.

In zona Granda Grischa prestare attenzione ai ripidi pendii soprastanti questa quota.

Continuare verso N nel letto del torrente, sempre più ripido, sino ad una rampa orientata a NE ( Margun, quota 2842).

Risalirla fino al ripido pendio della vetta. Per lo stesso o per la cresta SE alla cima

Gita effettuata da Olivio e amici ( Silvia, Alessandro, Stefano, Flavio, ex allievi dei corsi SA1)

Domenica 2 dicembre 2018

cima di Val Loga 3004 mt

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Dal paese di Montespluga imboccare la Val Loga in direzione W-SW seguendo il fondovalle in falsopiano sul lato destro idrografico fino all’incirca a 2050 mt di quota. DSCN1626.JPG

Da qui imboccare una evidente valletta in direzione SW che punta alla bocchetta del  ferré ed al bivacco Cecchini.DSCN1632.JPG

Superati i 2300 mt piegare progressivamente verso w e raggiungere con un ultimo strappo più ripido il colletto ove sorge il bivacco (2773 mt) .

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Proseguire sempre in direzione w puntando direttamente alla cresta di confine superando alcuni dossi.

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superato l’ultimo ripido strappo, si lasciano gli sci e superata qualche roccetta si raggiunge l’affilata cresta finale.

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si raggiunge cosi la cima meridionale di Val Loga, la più elevata delle due cime gemelle.

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Considerazioni…

Caro aspirante skialper,

hai visto le foto degli amici su Instagram in ambienti mozzafiato, ammirato i video fatti con la GoPro dal tuo vicino di casa, ascoltato racconti di discese spaziali su pendii di neve vergine e….. hai deciso di avvicinarti a questo sport.

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Beh, allora sappi un paio di cose che altrimenti scopriresti solo dopo aver speso almeno un migliaio di euro di attrezzatura!

Dimenticati i sabato sera in giro a fare baldoria. La sera precedente alla gita va dedicata alla preparazione minuziosa dei materiali, regolazione dei ramponi, calibrazione del carico, controllo dell’ARVA, scelta dell’abbigliamento, preparazione dei viveri;

la sveglia dello scialpinista suona sempre prima dell’alba, se ti va bene alle 6, altrimenti prima;

metti in conto un tragitto in macchina di diverse ore perché, ovunque tu abiti, cercherai sempre la neve, l’itinerario, la destinazione migliore…. che non è mai fuori dalla porta di casa;

quando finalmente tu e il tuo strato soft shell avrete raggiunto la giusta termoregolazione con il riscaldamento dell’auto sarete arrivati e dovrai affrontare uno shock termico di almeno -30°C;

nel momento stesso in cui ti infilerai gli scarponi ti ricorderai che ti facevano male proprio in quel punto e quel dolore ti accompagnerà per tutta la giornata;

dimenticati la powder snow che hai visto nei video e nelle foto dei tuoi amici. Quella la troverai una volta su dieci…. se sei fortunato. Le altre nove volte preparati ad affrontare neve crostosa, marcia, ghiacciata, sassi, radici…..

Bene. Si parte. Qualsiasi sia il tuo grado di allenamento il cuore batte all’impazzata, manca il respiro, fanno male muscoli in ogni parte del corpo e nella testa passano mille pensieri: ma chi me lo ha fatto fare? Chi ha scelto questo itinerario? E’ l’ultima gita che faccio. Quanto mancherà? Cosa ho messo nello zaino che è così pesante? Questi sci non vanno bene. Bello il panorama ma dove sarà la cima?

Mentre sei lì che sbuffi e ti impegni per mantenere un’andatura costante senti un fruscio di pelli dietro di te e ti accorgi che qualcuno ti ha raggiunto e si appresta a superarti. Passi se si tratta di un tizio in tutina con l’attrezzatura da Kilian al Trofeo Mezzalama ma quando ti supera un settantenne con attacco Fritschi Diamir da 2 kg pensi che forse dovresti dedicarti ad altro.

In qualche modo raggiungi la vetta. In quel breve attimo di sospensione tra la salita e la discesa succede una cosa stupefacente. E’ come se qualcuno schiacciasse il pulsante “reset” e tutto quello che ti è passato per la testa durante la salita fosse cancellato. Non che la discesa sia meno impegnativa della salita! Anche scendere è un’impresa che richiede concentrazione e lucidità ma c’è un grande senso di appagamento nel lasciarsi portare a valle dalla forza di gravità contro cui, con tanto sforzo, si è precedentemente combattuto.

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E questo appagamento raggiunge il culmine quando scorgi all’orizzonte la tua auto parcheggiata molte ore prima! Ti senti un eroe che torna dalla guerra, con le vesciche ai piedi a fare da medaglie. E il lunedì è tutto dimenticato, sei già li che fremi in attesa del momento di infilare di nuovo gli sci ai piedi e ripartire…. in salita! (Anonimo!)

Grignetta Patagonica

Un giusto gioco di equilibrio tra precipitazioni e temperatura provoca la neve…elemento naturale che ha sempre affascinato l’uomo.

La particolarità della neve che si attacca alla roccia è dovuta a una serie di avvenimenti che succedono mentre o dopo una nevicata.

I cristalli della neve detti “grani” posso mutare, cambiare forma, fino a ritornare allo stato liquido. Ma in presenza del vento (nemico di prim’ordine per chiunque frequenta la montagna) i grani assumono una forma detta a biglia ( passaggio da cristallo a biglia per effetto del vento).

Queste “biglie” hanno la particolarità di legare tra di loro ma di non legare con i loro simili ( i grani ) per questo quando ci imbattiamo in questi spettacoli della natura, significa che nelle ore precedenti, nel luogo in cui ci troviamo, è soffiato molto vento.

Attenzione! Perché un accumulo da vento potrebbe essere causa di una valanga.

Grignetta, 25-11-2018

Foto di Luca