Sacra ferrata

Ecco arrivata l’ultima uscita del corso monotematico M-F1 che ci porta nella lontana Val di Susa e più precisamente a salire il monte Pirchiriano per il suo lato N-E, dove sulla cui vetta, da oltre mille anni, sorge la maestosa Sacra di San Michele. 

La salita è evidente fin dall’autostrada, perché si nota la striscia di roccia segnata dalle centinai di passaggi degli escursionisti, che seguono la via ferrata dedicata a Carlo Giorda, alpinista piemontese ed Istruttore Nazionale di Alpinismo dal CAI, salgono per le facili balze rocciose. 

La via è stata ristrutturata cinque anni fa ed infatti si nota l’attenzione alla sicurezza delle ultime attrezzature: mai difficile e pericolosa, nonostante la lunghezza non indifferente e l’adrenalinico lungo ponte tibetano. 

Purtroppo l’abbiamo trovata infida nel primo tratto ancora in ombra: l’umidità della notte rendeva scivolosi i facili passaggi, costringendoci ad un’attenzione maggiore.

Prima di noi partì un gruppo altrettanto numeroso, che però non ci ha rallentato e così, tutti e 25, abbiamo potuto goderci la salita in piena serenità.

Gli allievi ormai navigati alla fine del corso, procedevano sicuri ed autosufficienti sotto la supervisione dei loro istruttori. La tranquillità la si vedeva nei loro occhi, mentre arrampicavano sicuri sul percorso attrezzato.

Arrivati in cima il gruppo si è rifocillato prima di dividersi, fra chi scendeva subito verso casa e chi invece si fermava per cogliere l’opportunità di una vista guidata della millenaria Sacra.

Ottima giornata autunnale; ci vedremo presto alla classica cena conclusiva.

Ferrata d’acciaio

L’appuntamento di stamattina è al posteggio del Bione di Lecco dove, facendo scorrere lo sguardo tra i vari gruppi di alpinisti presenti in questo tradizionale punto di ritrovo, scorgiamo i nostri compagni che hanno formato un capannello, dal quale già si percepiscono buonumore ed allegria per la giornata di montagna che ci aspetta.

Suddivisi nelle varie auto ci avviamo verso il Sench di Daloo: uno sperone roccioso che sovrasta Chiavenna, che saliremo dalla via ferrata “Pietro Biasini”. 

Dopo aver costeggiato il Lario e raggiunto la cittadina, lasciamo il fondovalle della Val Bregaglia per risalire i ripidi tornanti che portano all’abitato di Pianazzola, poco sotto del quale troviamo un piccolo posteggio con le indicazioni per la nostra via. 

Con gli zaini in spalla risaliamo un castagneto caratterizzato da terrazzamenti in muro a secco e grossi macigni che costellano il pendio. Naso all’insù, si scorge la croce sulla cima della rupe, 500 metri sopra di noi. 

Il breve cammino nel bosco conduce all’attacco della ferrata, che è “alla francese”, ovvero attrezzata con abbondanza di appigli artificiali ed un cavo in acciaio teso.

Gli istruttori ci suddividono in gruppi e, dopo avere indossato correttamente tutta l’attrezzatura necessaria, decisi attacchiamo la via. Questa si sviluppa fin dai primi metri in una una piacevole verticalità ed una elevata esposizione.

La prima placca ci porta rapidamente sopra il bosco, svelando un ampio panorama su Chiavenna, sui boschi color ruggine e sulle cime rocciose già imbiancate dalla prima neve. Anche se il cielo è bianco e nuvoloso, il colpo d’occhio è gratificante. 

Facilitati dalle staffe che guidano i nostri passi risaliamo una serie di pareti verticali, qualche breve traverso e poi delle placche maggiormente “appoggiate”, alternate a piccoli terrazzi ricoperti dalla vegetazione, sui quali possiamo concederci qualche pausa.

Si nota una spiccata aridità dell’ambiente, come è testimoniato dalle piante grasse, dalle ginestre e dai cespugli aromatici che crescono nelle crepe della roccia. Alcune roverelle abbarbicate sulle cenge che raccolgono sufficiente suolo per le loro radici, portano i segni di un incendio non troppo lontano. 

Arrampichiamo entusiasti uno spigolo esposto nei pressi di un camino, che risulta il tratto più intrigante della salita, sia per la vista laterale aperta sul vuoto, sia per l’effetto “adrenalina” che suscita. Al di sopra ci aspetta una placconata, con alcuni passaggi in aderenza ed altri in leggero strapiombo, ma la salita risulta sempre bene arrampicabile per tutti, grazie alle attrezzature presenti.

I nostri istruttori ci guidano in esercizi di equilibrio, elargendo consigli e controllando i nostri movimenti in modo discreto, ma continuo.

Impariamo che la roccia che stiamo scalando è uno gneiss, formatosi dal metamorfismo del granito. Presenta una superficie ruvida, per via dei grossi cristalli minerali sporgenti, che rendono saldo l’appoggio dei nostri piedi. 

Dopo un ultimo tratto di sentiero nel bosco ed alcuni passaggi su facili roccette giungiamo al belvedere con la grande croce di legno e metallo posta a 1.100 m di quota, presso la quale ci congratuliamo per la bella salita ed aspettiamo i nostri compagni godendo ancora della vista sulle vallate, sui paesi montani e sulle cascate dell’Acquafraggia. 

Alle nostre spalle il borgo di Daloo, circondato da pascoli ingialliti, ci riporta col pensiero ad antiche attività rurali e di pastorizia. 

Dopo una breve merenda assistiamo ad una dettagliata dimostrazione di come si realizza un paranco per il recupero di un compagno in difficoltà, rendendoci conto delle possibili manovre da effettuare e di come non sia sempre facile metterle in pratica. Gli istruttori con pazienza rispondono alle nostre domande e ci mostrano attrezzature, nodi e tecniche che potrebbero tornarci utili in una situazione di emergenza.

Ci incamminiamo sul sentiero del ritorno che, attraverso una lunga serie di gradini irregolari costruiti con la roccia del posto, scende ripido nel bosco sbucando nella piazzetta di Pianazzola, qualche centinaio di metri a monte del punto in cui abbiamo lasciato le auto.

Tutti soddisfatti della bella giornata trascorsa insieme nella natura montana, ci salutiamo dandoci appuntamento alla prossima ferrata!

Giacomo Tettamanti

Attacco alla prima ferrata

Questa mattina ci siamo ritrovati a Valbrona sotto una fine pioggerella, che poco invitava ad avventurarsi in montagna.

Fortunatamente il direttore della scuola di alpinismo, forte delle previsioni meteo studiate con cura, con la consueta vitalità ci ha spronato ad incamminarci e a rispettare il programma della giornata.

Abbiamo imboccato il sentiero che da Visino risale ripido verso la Colletta dei Corni e di qui prosegue con pendenza moderata, in direzione del rifugio SEV e del Corno Occidentale di Canzo. Il bosco vestito dei caldi colori d’autunno, ci ha regalato scorci bellissimi, mentre un po’ di chiacchiere lungo la salita di avvicinamento, ci hanno permesso di fare un po’ di conoscenza tra di noi. Il meteo, come previsto, si è rivelato favorevole.

Superata la faggeta ed attraversati i prati soprastanti, siamo presto giunti all’attacco della Ferrata del Venticinquennale, alla base della parete rocciosa meridionale del corno. Sotto l’occhio esperto degli istruttori abbiamo indossato l’attrezzatura e, assicurati al cavo, abbiamo attaccato la salita, che per alcuni di noi rappresentava il “battesimo” delle vie ferrate.

Siamo risaliti con calma e tranquillità da una prima placca e da un canalino, per poi affrontare il lungo ed impegnativo traverso panoramico, che caratterizza la via. All’uscita di questo abbiamo incontrato una scala metallica, che ci ha condotto alla base di un ultimo torrione roccioso, il quale presenta qualche passaggio verticale su placchette lisce ed un lieve strapiombo. Gli istruttori ci hanno costantemente guidato con pazienza, stando sempre molto accorti ai nostri movimenti ed elargendo utili consigli. 

Terminata la ferrata, con una certa emozione, ci siamo complimentati gli uni con gli altri. Giunti in cima al Corno Occidentale attraverso il Passo della Vacca, mentre gli istruttori allestivano una sosta per la calata, ognuno di noi con cordini e moschettoni ha preparato la longe e tutto quanto necessario per assicurarsi durante la discesa in corda doppia. Uno alla volta ci siamo cimentati nell’esercizio, che ormai inizia ad esserci familiare, calandoci lungo il ripido canalino che incide il versante settentrionale del corno.

Ci siamo poi riuniti al Rifugio SEV, dove abbiamo pranzato, chi con le gambe sotto un tavolo e chi seduto sotto un albero. Il direttore ha quindi tenuto una breve lezione di cartografia “sul campo”, mostrando l’uso corretto di carta topografica e bussola e ci siamo poi confrontati sull’utilizzo di questi strumenti. 

Soddisfatti per la bella escursione e per gli insegnamenti ricevuti, ci siamo poi incamminati lungo la via del ritorno, ripercorrendo a ritroso il sentiero di andata. Il bosco ammantato delle foglie cadute ci ha nuovamente accolto e tenuto compagnia fino al fondovalle, dove ci siamo salutati dandoci appuntamento alla prossima uscita.

Giacomo Tettamanti

Primo approccio alla ferrata

Ieri la Scuola Alto Lario con i suoi allievi del corso M-F1 hanno messo in campo tutte le nozioni apprese durante la lezione a secco in palestra a Cantù e sapientemente allenato nei giorni scorsi a casa.

La partenza decretata dal nostro saggio “Art Director” ad un’ora antelucana, ha visto volti assonnati ed impazienti di scoprire il proseguo della giornata.

Inizio con temperature non proprio estive vista l’ora, che ci ha visto preparaci per la lezione sulle rocce della falesia Sassella in provincia di Sondrio, con tanto di piumino e cappello.

Suddivisi in gruppi, i partecipanti sono stati coinvolti per l’apprendimento delle manovre attraverso “stazioni divulgative” predisposte sulle pareti della falesia.

La palestra di roccia della Sassella è un piccolo gioiello perfettamente funzionale allo scopo formativo offrendo la possibilità di luoghi morfologicamente funzionali alla didattica e alla sicurezza.

Le stazioni formative di preparazione alla salita erano divise in: apprendimento di modi di legature, nodi per la progressione, manovre di autoassicurazione, basilari principi di movimentazione in sicurezza su corda, progressione in ferrata e calata in corda doppia.

Il sole che si è poi presentato all’appuntamento, ha riscaldato la roccia e tutti noi, che con rinvigorito entusiasmo, ci ha reso piacevole sia l’insegnamento che l’apprendimento.

La conclusione della giornata ha generato la speranza prima e la certezza poi, che tutto l’impegno profuso da istruttori e da allievi abbia generato una formazione apprezzata che sarà la base per il proseguo de nostro cammino.

Lezione in palestra a Cantù

Prima lezione pratico/teorica nella palestra Saint Pauls Rock all’oratorio San Paolo Cantù, per gli allievi del corso monotematico M-F1 dedicato alle ferrate.  

Numerosi gli istruttori presenti, che hanno preso in carico gli allievi, dividendosi in gruppetti per affrontare gli argomenti che il Direttore del corso Olivio aveva suggerito loro: indossare e regolare l’imbragatura e il casco, controllare il compagno, alcune basi sulla tecnica d’arrampicata, i principali nodi, come legarsi in cordata ed in fine, come assicurare se stessi e il compagno.

Calzata l’imbragatura e il casco, gli allievi si sono controllati a vicenda per assicurarsi di non aver commesso qualche errore, pronti per imparare i principali nodi che si usano in montagna.

Si è cominciato con l’otto per legarsi alla corda di cordata, per poi capire come costruite gli autobloccanti machard e prusik.

Si è poi passati agli esercizi per unire due corde con i nodi doppio inglese, il nodo delle guide e il nodo galleggiante.

Gli istruttori mascherati hanno poi dimostrato agli allievi, pure loro mascherati, come tensionare una corda fissa e quindi bloccarla con l’asola e contro asola.

In fine su di una sosta simulata attaccata al muro d’arrampicata, si è imparato a fare il mezzo barcaiolo, con la prova del ribaltamento dello stesso e il successivo passaggio al barcaiolo intero.

Tutti gli esercizi si sono poi svolti anche ad occhi chiusi, per prendere dimestichezza con le manovre e fissarli a mente.

Le basi teoriche ora ci sono, gli allievi sono pronti per il passaggio successivo degli esercizi da ripetere in pratica in falesia. 

Appuntamento quindi a domenica prossima alla falesia della Sassella.

M-F1 materiali per ferrata

Martedì sera in sezione CAI a Cantù si è aperto il corso monotematico sulle ferrate M-F1 2021. Molte le adesioni, ma purtroppo non abbiamo potuto soddisfarle tutte.

Il direttore della scuola Olivio Bonizzi INSA, ha introdotto il corso e spiegato nel dettaglio gli obbiettivi didattici e come li affronteremo: lezioni pratiche a secco prima e poi in ambiente, precedute dalle lezione teoriche che, per ridurre i possibili contatti causa pandemia, verranno effettuate per la prima volta dalla nostra scuola on-line.

I numerososi allievi hanno fatto diverse domande e la lezione è risultata molto interessante ed apprezata.

Ci “vedremo” venerdì prossimo 15 ottobre alle 21:00 per il primo capitolo teorico sulla catena d’assicurazione e le tecniche di progressione in ferrata.

Condurrà la lezione a distanza Graziano Sangiorgio IA.

Chiunque voglia ascoltare potrà seguire il webinar da questo link.

Finalmente si ricomincia

Ieri sera 30 settembre, l’assemblea degli istruttori ha deliberato la ripresa delle attività didattiche della Scuola.

Ferrate

A breve pubblicheremo le informazioni e i relativi moduli d’iscrizione per due corsi monotematici volti alla sicurezza in montagna.

Il primo sarà dedicato alle FERRATE (M-F1), che svolgeremo fra ottobre e novembre.

Sicurezza sulla neve

Il secondo lo inizieremo verso la fine di novembre, sperando nella neve a pochi Km da casa e sarà dedicato alla sicurezza della montagna innevata: M-PAN.

Olano rinunciato 😉

Per la seconda uscita del minicorso SA1 2021, ovvero il recupero del corso base 2020, si decide di andare in Val Gerola ed optare per un itinerario secondario ed evitare quindi la ressa delle mete più blasonate, come il Salmurano, o la cima di Rosetta.

Ci troviamo presto presto al parcheggio del Bione a Lecco, per riuscire a godere delle ore più fredde della giornata ed evitare il previsto esodo di rientro sulla trafficatissima SS36 dell’ultima domenica di zona gialla.

Il bollettino valanghe dice grado due, quindi gran parte degli itinerari sarebbero relativamente sicuri, ma questo non deve farci calare l’attenzione, perché possono comunque rimanere dei punti particolari, dove un distacco rimarrebbe possibile.

La strada che sale al Bar Bianco è parzialmente sgombera dalla neve e riusciamo a salire con le auto quasi fino al bivio della diramazione che porta all’Alpe Corte. Da lì con venti minuti di portage, siamo in breve al rifugio, da dove cominciamo a salire sci-muniti.

La neve vecchia e ghiacciata costringe allievi ed istruttori ad un attento passo felpato, per permettere alle pelli di far presa e non scivolare: la difficoltà del progredire ci costringe ad affinare la tecnica si salita.

Arrivati al Monte Olano, prima tappa della giornata, ci si presenta in fondo il circo di vette che ci attornierà di li a poco. Cartina alla mano, cerchiamo di riconoscere le montagne e valutiamo quale potrebbe essere la traccia migliore da seguire.

Nella conca sotto la vetta del Pizzo Olano, osserviamo la valanga staccatasi dalla ripida parete E del Pizzo dei Galli; notiamo che in alto incombono ancora alcuni blocchi sospesi, ma noi rimaniamo fuori dal pericolo di un secondo crollo e procediamo distanziati per guadagnare il colletto.

Arrivati alla sella scrutiamo la pala finale che ci manca per conquistare la cima del Pizzo Olano. Tentiamo di salirla con gli sci nello zaino, ma chi per primo arriva verso la ripida parte finale, trova l’infida sorpresa di un sottile strato di ghiaccio nascosto da un accumulo di 10-20cm di neve inconsistente.

Si decide quindi di rinunciare alla vetta e tornare sui nostri passi!

Calziamo nuovamente gli sci, chiudiamo gli scarponi e ci avviamo verso la parte più veloce della nostra uscita di sci alpinismo: la discesa.

La neve vecchia ed esposta a NE cambia repentinamente: all’ombra in alcuni rari punti è ancora invernale, ma appena prende un po’ di sole, si passa dalla crosta, alla neve primaverile dura e portante, fino a quella ormai troppo scaldata che non regge più il nostro peso.

Insomma, una sciata non facile!

Arriviamo in fondo al bosco con le lamine che grattano rumorose la neve in ombra, ed in fine sciamo sugli ultimi prati alla ricerca delle poche lingue di neve rimasta.

Vorremo poter concludere la giornata davanti ad un piatto di pizzoccheri, o almeno una birra, ma le regole di distanziamento sociale ci impongono la rinuncia e ce ne torniamo tutti soddisfatti a casa.

Ripresa in maschera 😷

Nel weekend del carnevale Ambrosiano, finalmente ricominciamo con l’attività della Scuola mascherandoci, non per simpatizzare con l’allegro periodo, ma perché è l’unica maniera che ci permette di fare didattica con gli allievi e al tempo stesso contrastare la diffusione della pandemia.

Per mesi, anzi, per un anno intero, abbiamo civilmente atteso questo momento che fino all’ultimo, ovvero giovedì scorso, era ancora in dubbio;  per fortuna la Lombardia è rimasta in zona gialla!

 Riprendiamo quindi il corso interrotto e ci ritroviamo a Montespluga, con l’obbiettivo di salire al bivacco Cecchini, riprendere i concetti di topografia e rispolverare le tecniche di autosoccorso.

Dovendo tutti viaggiare senza stipare le auto, in paese ci sono già molte macchine e i parcheggi sono ormai quasi saturi, ma per fortuna un angolo qua e la lo troviamo.

Ci dividiamo in gruppetti (1 istruttore 2-3 allievi) e nell’ampia Val Loga rispettare le distanze di sicurezza non è difficile, così gli ampi spazi ci permettono di camminare anche senza la mascherina. 😉

C’è chi sale seguendo il percorso classico e ben battuto, guadagnando in velocità di progressione, che gli permette di arrivare fino in vetta; mentre chi segue una via alternativa, deve battere traccia ed arriva per ultimo al bivacco.

In quota tira un vento fastidioso, che ci mette fretta di tornare più in basso, dove invece la coda dell’inverno alle porte, sta lasciando spazio alle giornate miti e piacevoli della primavera.

I vari gruppi divisi si auto organizzano per poter fare l’esercitazione di ricerca del sepolto, quindi trovare il primo segnale, poi il modulo a croce, la sonda e lo scavo obbligatoriamente mascherato. 😷

In fine il senso civico di evitare gli assembramenti, ci impone l’obbligo di rinunciare ad un panino e birra in compagnia e, dopo il lungo digiuno da look-down, torniamo a casa soddisfatti di aver potuto godere della montagna con gli sci d’alpinismo in libertà.

Domenica 21 febbraio 2021